

Le acque salmastre fanno parte di aree costiere di transizione, in cui
le acque dolci terrestri e salate marine si mescolano, e costituiscono
il passaggio naturale tra terra e mare; per la loro posizione, al
confine tra questi due ambienti, sono considerati ecosistemi unici e
molto produttivi attorno ai quali gravitano numerose attività antropiche.
Fra i differenti tipi di ambienti di transizione si possono considerare
le lagune costiere. Le lagune costiere, come ad esempio quella di
Venezia, sono state formate dall'azione dei fiumi che trasportano grandi
quantità di sedimenti e dalle correnti che li dispongono orizzontalmente
e parallelamente alla costa, formando un cordone litorale che racchiude
così un tratto di acque separato dal mare, in cui penetrano sia le acque
costiere che quelle continentali; esso è dominato dalle maree in quanto
comunica con il mare attraverso alcuni sbocchi o foci lagunari.
Sono ambienti molto complessi da analizzare in quanto vi sono numerosi
fattori che concorrono a renderli molto variabili; la morfologia di ogni
singola area infatti viene influenzata dalle variazioni annuali,
stagionali ed anche giornaliere, sia climatiche (umidità, piogge,
temperatura, venti) che fisico-chimiche (salinità, ossigeno,
composizione ionica). Si vengono così a creare numerosi gradienti come
quello di salinità con maggiore salinità verso il mare e minore
risalendo verso l'interno del bacino; la variazione è poi più
o meno
accentuata a seconda della morfologia del bacino e della presenza o meno
di fiumi e sbocchi al mare.
L'alta variabilità produce ricchezza e diversità di habitat e
di
biocenosi e un ambiente tanto produttivo da essere utilizzato da specie
permanenti e migratorie come nursery, per la protezione che offrono e
l'abbondanza di cibo che vi si trova.
La presenza di grandi biomasse con alta produzione primaria e secondaria
rende tali ambienti economicamente importanti dal punto di vista
antropico per la pesca, l'acquacoltura e le altre attività. Le acque di
transizione, proprio per la grande variabilità e presenza di diversi
gradienti, sono però molto fragili e soggette facilmente a crisi
distrofiche; queste rappresentano il livello più grave di un lungo
processo che inizia con alte produzioni primarie e di biomassa vegetale,
elevato consumo di ossigeno fino ad arrivare alla completa anossia con
produzione di idrogeno solforato e morie diffuse delle specie in tutti
gli habitat presenti. Ciò avviene generalmente per effetto sinergico di
un insieme di condizioni, che si verificano durante la stagione estiva e
in bacini a basse profondità, quali le alte temperature e la stagnazione
delle acque per scarso ricambio idrico.Nonostante questa fragilità, tali aree salmastre hanno la capacità di
tornare, al variare dei fattori sopra descritti, alle condizioni
iniziali dimostrando di essere ecosistemi con una certa resilienza (cioè
la capacità di un ecosistema di ristabilire le condizioni iniziali in
tempi brevi dopo aver subito perturbazioni anche di notevoli entità) e
una stabilità di fondo dovuta anche agli adattamenti di carattere
fisiologico delle specie che li popolano.
Le specie selezionate per le aree salmastre sono quelle capaci di
sopportare bene gli stress e sono sia caratteristiche esclusive di
questi ecosistemi sia popolazioni di specie appartenenti all'ambiente
marino o di acque dolci che hanno sviluppato adattamenti particolari a
queste condizioni.
In casi di stress ambientali, come cattiva gestione o sfruttamento
eccessivo di questi ambienti, sedimentazione eccessiva, aumento del
livello marino e crisi distrofiche, si verifica una diminuzione
qualitativa di specie con perdita di biodiversità e aumento di individui
della stessa specie in modo esponenziale. Lo sfruttamento non regolato
può portare ad aumento di concentrazione salina delle acque e dei
terreni circostanti sia a causa dell'estrazione incontrollata delle
acque per l'irrigazione agricola che determina afflusso di acqua marina
per filtrazione, sia per l'uso di fertilizzanti nelle acque irrigue che
vanno ad arricchirsi di sostanza organica. Proprio per limitare tale
perdita di diversità biologica che si è verificata nel passato
sia per
il degrado che per la scomparsa delle aree salmastre, è nata nel 1971
una convenzione internazionale, la convenzione di Ramsar, il cui scopo è
proprio la protezione delle zone umide dallo sfruttamento eccessivo. Una
delle aree inserite nelle liste di tale Convenzione è quella dei laghi
pontini (Sabaudia, dei Monaci, Caprolace e Fogliano), già appartenente
al Parco nazionale del Circeo, nel Lazio. Altre aree umide d'interesse
in Italia facenti parte dei 150.000 ettari di ambienti lagunari
presenti, sono sempre nel Lazio nella Piana di Fondi il Lago Lungo e il
Lago di Fondi oltre alle aree protette di Burano e di Orbetello, la
Laguna di Venezia, di Grado e Marano e molte altre.
Negli ultimi anni in Italia e in Europa si è compresa l'importanza di
questi ambienti, recentemente inseriti a livello nazionale nella nuova
normativa italiana sulle acque (D.lgs 152/99
<http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/testi/99152dl.htm>)
e a
livello europeo nella Water Framework Directive (2000/60/Ce
http://europa.eu.int/smartapi/cgi/sga
nelle quali è prevista un'azione di controllo della qualità ambientale
di tali aree e una regolazione delle attività umane su questi ambienti.
Quello di Fondi è un lago costiero situato nel territorio dell’omonimo
Comune e di Monte San Biagio. E’ stato originato da uno sbarramento
litoraneo generato dall’accumulo di antichi cordoni dunosi. Oggi è
difficili riconoscere questa genesi, perché il lago dista dal mare più
quasi due chilometri nel suo punto più prossimo, ha una forma
irregolare, grossolanamente a falce con gli apici rivolti verso il mare.
Il profilo dei margini è molto frastagliato, rivestito da canneti e con
qualche lembo di boscaglia, ed è circondato da campi e serre in
continuità orografica con la piana di Fondi, che vanta una ingente
produzione di ortaggi ed agrumi, ed un mercato ortofrutticolo fra i più
importanti d’Italia. Ha una profondità media di 9,1m, con punte
di oltre
30m. Comunica con il mar Tirreno attraverso i canali Canneto (lungo
2,3Km) e Sant’Anastàsia (lungo 3,1Km), ed è alimentato di
acqua dolce
dai canali Vetere, San Magno, Marangio, San Vito, Acqua Chiara e
Catenaccio. Dal 2006 fa parte del Monumento Naturale Lago di Fondi
istituito dalla Regione Lazio. E’ il più grande dei laghi costieri
del
Lazio con una superficie di circa 4,5Km^2 ed un perimetro di circa 27Km.
Nonostante la forte pressione antropica dovuta anche alle pratiche
zootecniche ed agricole, oltre che agli insediamenti ad uso civile,
questo stagno salmastro conserva ancora un patrimonio naturale degno
della massima attenzione. La sua importanza è stata recentemente
confermata dai risultati dell'indagine sull’avifauna che presente, un
valido indicatore della qualità ambientale, che ha censito 73 specie
di
uccelli (di cui il 40% d’interesse comunitario e conservazionistico)
offrendo nel contempo l'occasione per riesaminare il biotopo nelle sue
diverse componenti ecologiche. L'area è interessata da una vegetazione
erbacea ed arbustiva. Intorno al lago è presente un ampio canneto che
contribuisce a rendere l'ambiente tipicamente palustre. Nel lago sono
presenti più di 25 specie di pesci, alcuni tipici di acqua dolce e altri
di acqua salata e salmastra. Infatti, comunicando con il mare tramite i
canali di Sant’Anastàsia e di Canneto e seguendo i flussi della
marea si
ha una alternanza di acque dolci che defluiscono verso il mare e di
acqua salata che affluisce nel bacino. Ciò comporta la presenza nel lago
di pesci come lo spinarello, la carpa e la tinca e di pesci tipicamente
marini quali il cefalo “calamita” e la spigola.
La pesca professionale si rivolge principalmente a: cefalo, muggine
calamita, anguilla, carassio dorato, tinca, lattarino, spigola e carpa,
I popolamenti vegetali che si riscontrano sulle rive del lago
di Fondi sono quelli tipici degli ambienti lacustri e ripari,
degli invasi caratterizzati dalla presenza di elevata eutrofia
delle acque. Sono presenti 4 habitat: canneti, praterie umide
mediterranee con piante erbacee alte, bordure erbacee alte di
corsi d’acqua e aree boscate. Tra le specie di particolare
interesse è presente /Kosteletzkya pentacarpos/, /Caltha
palustris/, /Hibiscus palustris/, /Hippurius vulgaris/,
/Ipomea sagittata/, /Lapinus luteus/, /Nymphaea alba/,
/Nymphoides peltata/, /Orchis palustris/, /Osmunda regalis/,
/Salvinia natans/, /Sparganium emersum/, /Vitex agnus castrus/.
Più di 20 sono le specie di orchidee selvatiche, quali per esempio
/Anacamptis pyramidalis/, /Ophrys tenthredinifera/, e /Ophrys
panormitana/. In autunno fiorisce la Mandragora, erba velenosa, alla cui
radice anticamente venivano attribuite virtù magiche e proprietà
afrodisiache.
La fauna terrestre che si rinviene in prossimità del lago è quella
tipica delle aree rurali (lepre, volpe, barbagianni, falco grillaio) e
delle zone umide (rana verde, biscia dal collare, usignolo di fiume,
tuffetto, gallinella d’acqua). Numerose le specie di farfalle tra le
quali le più interessanti sono /Gegenes pumilio/ e /Gegenes nostrodamus/.
Per la varietà degli habitat presenti e per l’elevata diversità
biotica
sono presenti numerose specie di uccelli tra le quali spiccano:
/Aythya nyroca, Ixobrychus minutus, Circus aeruginosus, Sterna
sandvicensis, Alcedo attis /e/ Phalacrocorax carbo sinensis./
Data la grande importanza ecologica delle zone umide e dei laghi
costieri in particolare, quali ambienti eurialini, di transizione fra le
acque dolci dei corsi d’acqua che li alimentano e le acque salate
scambiate con il mare, occorre evitare l’abbandono degli stessi da parte
di chi storicamente li ha sempre salvaguardati e ersi produttivi.
I pescatori professionisti in questi contesti operano un’azione di
sapiente vigilanza, che non prescinde dalla ricerca del proprio utile
d’impresa, ma che fa della lungimiranza e quindi della buona gestione,
il proprio faro guida. Non a caso questi ambienti hanno conosciuto un
lungo periodo storico di grande equilibrio, caratterizzato da un
prelievo attento ed intelligente delle risorse biologiche di interesse
commerciale, che non ha mai messo in pericolo la conservazione della
risorsa stessa e che ha assicurato ai portatori d’interesse il
necessario sostentamento. Purtroppo l’equilibrio è stato minato
ed
infine infranto da politiche ambientali miopi, che non hanno saputo
impedire il verificarsi di situazioni molto dannose per l’integrità
dell’ambiente lacustre. Il proliferare di scarichi non depurati, il
largo uso di fertilizzanti sui terreni circumlacuali, il prelievo
eccessivo di acqua a scopo irriguo che ha ridotto il potere di
diluizione delle sostanze tossiche, l’uso dello specchio d’acqua
per la
pratica di attività ad impatto non trascurabile quale ad esempio lo sci
nautico, hanno contribuito al deterioramento della qualità ambientale
del lago di Fondi. Risultato di questo deterioramento, fra gli altri, è
stato la diminuita redditività delle attività alieutiche, causato
da un
oggettivo decremento dei popolamenti ittici di specie commerciali.
Fortunatamente si registra da alcuni anni a questa parte la
controtendenza. Le azioni volte al recupero ambientale del lago di Fondi
sono foriere di risultati incoraggianti. Le opere di collettamento degli
scarichi che vengono avviati al depuratore, e più recentemente
l’istituzione dell'area del “Monumento naturale del lago di Fondi”,
hanno determinato e si prospetta determinino in futuro un miglioramento
tangibile delle condizioni ambientali.
In questa ottica assume la massima importanza una gestione integrata,
prudente e consapevole del sistema lago, che tenga in debita
considerazione tutte le variabile ad esso associate e che non conceda
spazio ad azioni deleterie come è accaduto in passato. Storicamente sono
proprio i pescatori le sentinelle delle risorse naturali, che intendono
si sfruttare, ma sempre in modo sostenibile.
Pertanto la cooperativa del Pescatori del Lago di Fondi svolge da sempre
l’attività tradizionale di pesca con reti verticali, cefalara,
nassa,
tramaglio, sciabica, sciabica per lattarini, filaccione, mazzangola,
cocullo, bilancia e bilancione, rastrelli per raccolta volgole,
lavorieri fissi, martavelloni per la cattura delle specie ittiche che
compiono movimenti migratori da e verso il mare, sui due canali di
Canneto, Sant’Anastàsia e Lago Lungo.